Tra il 1990 e il 2024, nei Paesi dell’OCSE le retribuzioni reali lorde dei lavoratori dipendenti sono cresciute in media del +35%. A crescere con particolare vigore sono stati gli stipendi dei lavoratori di Stati Uniti (+50,5%) e Regno Unito (+48,4%), mentre i principali Paesi europei si sono attestati su un aumento più contenuto ma comunque rilevante (+33,4% in Francia e +32,9% in Germania). In Italia, nello stesso periodo, gli stipendi sono invece diminuiti del -1,6%.
È quanto emerge da una Nota dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio pubblicata a luglio 2026, che evidenzia «una dinamica delle retribuzioni particolarmente debole nel confronto internazionale». A pagare il prezzo più alto sono stati soprattutto i lavoratori con i redditi più bassi: nelle fasce inferiori, la riduzione arriva in alcuni casi fino al -40%. Ciò si riflette in un aumento della distanza fra redditi ricchi e redditi poveri.
Sono numerosi i fattori che hanno contribuito a questa situazione. Tra i principali troviamo: l’esplosione dei rapporti di lavoro part-time, che oggi interessano il 31% dei lavoratori; l’espansione di settori caratterizzati da discontinuità occupazionale e basse retribuzione, come per esempio quello dei servizi; una insufficiente domanda di lavoro da parte delle imprese.
Negli anni, i governi hanno cercato di intervenire attraverso la leva fiscale, riducendo il prelievo sui redditi più bassi e aumentandolo su quelli più elevati. L’Irpef è stata l’arma utilizzata da molti Governi che si sono succeduti dal 1990 ad oggi, con l’esito di un deciso aumento della progressività. Tuttavia, questo tipo di interventi hanno un limite fondamentale, in quanto le imposte possono redistribuire il reddito, non crearne di nuovo. In altre parole, sinora non si è riusciti a incidere sulle cause strutturali della stagnazione delle retribuzioni. E oggi i margini di intervento dal punto di vista fiscale sono sempre più ridotti.
In questo scenario, il welfare aziendale può rappresentare uno strumento concreto a disposizione delle imprese per sostenere il potere d'acquisto dei lavoratori, integrare il reddito e offrire servizi capaci di ridurre alcune delle principali spese delle famiglie. Non può risolvere da solo il problema della stagnazione salariale, ma può contribuire concretamente a sostenere le persone e a rafforzare il valore complessivo della retribuzione.