L’ultimo Rapporto Censis ci informa che nel decennio 2014–2024 la popolazione residente in Italia è diminuita del –2,3%. Si tratta di un dato che risente certamente del prolungato inverno demografico che interessa il nostro Paese, caratterizzato da un duraturo e costante calo delle nascite.
La diminuzione della popolazione, tuttavia, non è uguale in tutte le aree della penisola. Anzi, ci sono anche alcuni territori in controtendenza, dove i dati demografici mostrano segnali di crescita. Comprendere quali sono può fornire alcune informazioni utili rispetto ad alcune tendenze attualmente in atto.
Il quadro della situazione
Il primo dato da evidenziare è che nella maggior parte delle aree metropolitane italiane si registra un saldo demografico negativo. Fanno eccezione unicamente Milano (+1,9%), Bologna (+1,9) e Roma (+0,2%). Le grandi città non sono più attrattive.
A crescere sono soprattutto le città intermedie del Centro-Nord: Parma (+4,9%), Prato (+3,8%), Latina (+3,7), Mantova (+3,6%), Brescia (+3,5%), Rimini (+3,2%) e molte altre. Si tratta in tutti i casi di città con un numero di abitanti inferiore ai 200mila. A trainarle è soprattutto la presenza di stranieri e l’offerta di opportunità lavorative.
Queste nuove geografie della vitalità sociale stanno ridisegnando gli equilibri del Paese e nei prossimi anni determineranno la capacità o meno dei territori di restare al passo coi tempi, attraendo o trattenendo i giovani e contrastando la desertificazione di servizi e imprese. Il gap tra aree dinamiche e aree in regressione si farà presumibilmente sempre più accentuato.
Il contributo del welfare aziendale territoriale
In questo quadro il welfare aziendale, soprattutto se declinato in chiave territoriale, può rappresenta uno strumento strategico per trattenere lavoratori qualificati, mantenere filiere produttive ad alto valore aggiunto e sostenere la vitalità sociale ed economica dei territori.
Il welfare aziendale territoriale, infatti, si caratterizza per il suo orientamento allo sviluppo equilibrato e condiviso dei contesti locali. Ciò avviene, in particolare, mediante il coinvolgimento di piccole e microimprese e di negozi di vicinato in circuiti “a km zero” di domanda e offerta dei servizi di welfare, senza lasciare nessuno escluso.
Si tratta di un modello che ha come principale obiettivo quello di rafforzare il tessuto socio-economico dei territori, per consentire loro di affrontare con fiducia il futuro.